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"No Billag", le reazioni ticinesi

04.03.2018 - aggiornato: 04.03.2018 - 17:54

Se il presidente del Comitato per il "sì" all'iniziativa Alain Bühler si dice ovviamente molto deluso, Governo e partiti sono concordi sulla necessità di riformare la SSR.

Dopo il "no" all'iniziativa "No Billag" per l'abolizione del canone radiotelevisivo, espresso dal 71,6% dei votanti svizzeri e dal 65,5% di quelli ticinesi, non sono mancate le reazioni.

Eccole, partendo da chi ha perso: 

Alain Bühler: "Sono molto deluso"

Il presidente del Comitato per il "sì" a "No Billag", da noi contattato, ci ha detto di essere chiaramente molto deluso dai risultati delle urne. "Ma ho il massimo rispetto per quanto è stato deciso dai cittadini. Ora i vertici della SSR e anche quelli della RSI dovranno però mantenere tutte le promesse fatte durante questi ultimi mesi. Come comitato per il sì a "No Billag", continueremo a vigilare, la discussione non termina di certo il 4 marzo. Se le cose non dovessero andare per il verso giusto potremmo pensare a lanciare un’altra iniziativa".

Lega dei Ticinesi: "Le promesse di cambiamento vanno mantenute"

La Lega dei Ticinesi prende atto dell’esito della votazione sull’iniziativa No Billag nel nostro Cantone, dove - sottolinea - "la percentuale di sì è stata superiore alla media nazionale di circa 5 punti. Un risultato tutt’altro che scontato, soprattutto se si considera la clamorosa sproporzione tra gli schieramenti in campo". E secondo il movimento di Via Monte Boglia, i vertici dell’emittente dovranno tenerne conto e avviare senza indugio i cambiamenti e il ridimensionamento promessi durante la campagna di votazione. "Qualsiasi altro atteggiamento costituirebbe uno schiaffo della TV di Stato a una fetta importante di popolazione". La Lega fa comunque sapere che continuerà la sua battaglia affinché il canone radioTV venga sensibilmente ridotto.

Consiglio di Stato: "Attaccamento al servizio pubblico"

Il Governo saluta molto positivamente il voto odierno che, dopo un lungo e acceso dibattito, "riafferma con la massima chiarezza possibile l’attaccamento della Confederazione e del Canton Ticino all’emittente pubblica e al finanziamento complementare delle emittenti private". Il voto espresso dalla popolazione ticinese è inoltre fonte di particolare soddisfazione per il Consiglio di Stato. Tale risultato valorizza il ruolo della RSI e delle emittenti private del Cantone, "aziende che svolgono un ruolo di primo piano nel tessuto economico e nella realtà culturale del Ticino". 

 

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KEYSTONE/Anthony Anex

 

Filippo Lombardi: "UDC e Lega hanno fallito l'attacco"

"L'UDC svizzero e la Lega in Ticino, in particolare il Mattino della domenica, hanno fallito il loro attacco": così il consigliere agli Stati Filippo Lombardi, co-presidente del comitato “No Billag No Svizzera”. "Non ho mai avuto timori per l’esito della votazione, ma non mi aspettavo questa percentuale", evidenzia. "Sono doppiamente contento: della partecipazione al voto molto alta, per il no massiccio in Svizzera e in Ticino e anche perché nel nostro Cantone, perfidamente, gli iniziativisti avevano concentrato più mezzi che nel resto del Paese". In Ticino, prosegue, "c’era molta più pubblicità per il sì all’iniziativa che per il no. Segnale che il comitato ha messo più soldi per poter strappare un risultato favorevole in Ticino, e grazie a questo mettere in questione la perequazione delle regioni che sta alla base del sistema radio-tv".

Marina Carobbio: "Una grossa sorpresa"

Questo risultato molto netto "è una grossa sorpresa", ha dichiarato all'ats la consigliera nazionale Marina Carobbio (PS/TI). "I ticinesi sono coscienti dell'importanza di una radio e di una televisione pubbliche e di un servizio pubblico nel panorama mediatico attuale, e questo malgrado la propaganda della Lega e dell'UDC", ha precisato.

Fiorenzo Dadò: "Ora ci sia aspetta una riforma sostanziale"

"Era abbastanza chiaro a mio avviso che avrebbe vinto il no a 'No Billag', ma non con queste percentuali": così il presidente del PPD Fiorenzo Dadò, che reputa il risultato per certi versi "sorprendente, specie si si considera il malumore espresso da più parti, qui in Ticino". "La popolazione ha dato fiducia ai vertici della RSI, ma non ha firmato una cambiale in bianco. Ora ci si aspetta dunque una riforma sostanziale e noi ci aspettiamo un ripensamento serio", aggiunge il presidente del PPD, che guardando alla campagna che ha anticipato la votazione, commenta: "Se ne sono sentiti di tutti i colori. Questi mesi lasciano dietro di sé molto rammarico, speriamo che presto si possa lasciare maggiore serenità".

PLRT: "Ma non è una cambiale in bianco"

Secondo il PLRT il "no" all'iniziativa sottolinea come la popolazione svizzera e quella ticinese abbiano "percepito il messaggio di coesione nazionale a salvaguardia del servizio pubblico nel contesto mediatico". Per i liberali radicali il testo in votazione ha avuto il merito di promuovere la riflessione sul ruolo della SSR e, in particolare, della RSI. "Un dibattito già avviatosi sul piano federale e che porterà a meglio definire il mandato pubblico richiesto alla SSR. L’azienda sarà certamente chiamata in primo luogo a rispondere alla pressante richiesta di un più efficiente e critico utilizzo delle risorse a sua disposizione".

PS: "Un sì per il servizio pubblico e la pluralità dell’informazione"

Per il Partito socialista, si tratta di un deciso "no" a un 'iniziativa giudicata estrema che dimostra l’attaccamento e il sostegno della popolazione per la nostra radiotelevisione. "Un messaggio inappellabile espresso contro i tentativi di smantellamento e di privatizzazione del servizio pubblico". E alla luce del risultato odierno, della crisi che colpisce i media e della concentrazione del potere in questo ambito, il PS chiede una migliore protezione dei media. 

I Verdi: "Necessità di riformare la SSR"

I Verdi del Ticino sono sollevati dal netto rigetto dell’iniziativa: "Una larga maggioranza di cittadini e cittadine vuole salvaguardare i media che offrono un servizio pubblico al nostro paese. Vogliono che i programmi Radiotv siano offerti ancora all’intera popolazione senza distinzione, in particolar modo alle minoranze linguistiche e a chi è portatore di handicap visivo o auditivo". La vivacità del dibattito di questi mesi, che gli ecologisti non hanno mancato di alimentare, "mostra comunque la necessità di riformare la SSR. Riformare, modificare, migliorare ma non eliminare", sottolineano i Verdi, aggiungendo che "i media pubblici dovranno adeguarsi per rispondere alle nuove sfide presenti e future garantendo spazi aperti per esercitare la democrazia"

(Red)

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