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Pioggia di critiche su "La scuola che verrà"

20.03.2017 - aggiornato: 20.03.2017 - 13:15

Presa di posizione dell’OCST-docenti e del Movimento della scuola. I dubbi sul ruolo del docente, sulla griglia oraria frammentata e sul sistema di valutazione.

di Nicola Mazzi

 

La riforma della scuola ticinese, denominata “La scuola che verrà” e voluta dal direttore del DECS Manuele Bertoli, crea molto dibattito. E in questi giorni sono giunte diverse prese di posizione alla consultazione diramata dallo stesso dipartimento.

In particolare l’OCST-docenti ha messo sul piatto diverse criticità. Se da un lato è apprezzato l’intento di migliorare la qualità della scuola e mantiene la sua disponibilità a collaborare, d’altro lato ritiene che sarebbe stato più utile partire da un bilancio dell’attuale sistema per individuare  i punti deboli su cui lavorare. Secondo l’OCST la riforma si presenta molto dispendiosa in termini di energie, tempo e denaro. Inoltre il ruolo del docente ne esce indebolito e peggiorato da un sovraccarico di lavoro. Per questo si chiede un maggiore coinvolgimento dello stesso all’interno della riforma. Entrando nel concreto l’OCST-docenti propone di organizzare attività opzionali in tempo extrascolastico, strutturate in attività professionalmente orientative, artistiche o sportive.

Chiede di ridurre il numero delle settimane-progetto, rinunciare all’orario settimanale con sequenze a blocchi, escludere gli atelier dalla griglia oraria, prevedendo delle lezioni facoltative fuori dall’orario. Inoltre chiede di prevedere due ore fisse di laboratorio con metà classe su discipline diverse. Si domanda anche un ridimensionamento della valutazione degli allievi e di definire in anticipo i contenuti della “Costellazione di argomenti pedagogici cruciali” di cui si parla nella riforma. Si chiede di chiarire con la famiglia le conseguenze della differenziazione pedagogica. E infine si suggerisce, per i docenti con più di 50 anni, di convertire due ore di lezioni alla formazione continua. 

Movimento della scuola

Anche il Movimento della Scuola ha preso posizione sulla riforma con un dossier di 25 pagine che cerchiamo di riassumere, in quanto il testo entra nel merito delle varie proposte. Questo movimento (che racchiude diverse associazioni di docenti) evidenzia diverse criticità nella riforma del DECS. Anzitutto sottolinea come il progetto operi una netta frattura con l’impostazione storica della scuola media elaborata 40 anni or sono. Ma più nel concreto il progetto del DECS «coinvolge l’allievo in un continuo rivoluzionamento delle modalità d’insegnamento e della gestione del tempo scolastico e questo potrebbe portare a una frammentazione che rischia di disorientarlo al pari del docente». La corsa alla personalizzazione e alla differenziazione potrebbe «scaturire in un bailamme organizzativo di difficile comprensione per l’allievo». 

Per il MdS anche il passaggio da una griglia oraria settimanale a una che cambia diverse volte durante l’anno potrebbe porre problemi organizzativi e pedagogico-didattiche. Così come sono giudicate irrealizzabili perché troppe (circa 30-32) le giornate-progetto. Diversi dubbi sono espressi anche sulla valutazione e in particolare sulla cartella dell’allievo nella quale si raccolgono informazioni sensibili su ogni studente. Così come è criticata l’abolizione del voto medio di 4,65 per entrare nella scuola post-obbligatoria in quanto esiste il rischio di un forte e ingestibile incremento delle entrate in queste scuole. Infine si insiste sul fatto che il docente sia sempre meno concepito dalle autorità come persona di cultura e interprete dell’azione educativa. Secondo il MdS l’insegnante è visto dal DECS solo come un attuatore e cioè come una persona che attua decisioni e modelli definiti da altri. Ma soprattutto «la frammentazione delle ore a classe intera, l’aumento delle forme didattiche e la moltiplicazione delle figure di riferimento sembrano portare a un contenitore che nei fatti corre il rischio di negare l’importanza che la continuità didattica che le materie scolastiche dovrebbero assicurare». 

 

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